Per una vita cristiana che cammini spedita nella grazia di Dio

XXX domenica del tempo ordinario – anno C

Sir 35,15-17.20-22; Sal 33; 2Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14

INTRODUZIONE
Cosa dobbiamo fare per essere graditi a Dio? Cosa si aspetta da noi, dalla nostra vita? Quando prego il Padre nostro e recito «Sia fatta la tua volontà», ho davvero capito quale sia questa sua volontà? O resta giusto un desiderio, un augurio che io faccio a lui?
Ci troviamo di fronte a degli interrogativi fondamentali della nostra esistenza cristiana, perché dovrebbero indirizzarla verso una strada certa, sicura, chiara e non farci camminare a zig-zag perdendo tempo ed energie.

Annunci

Queste sono le provocazioni che la liturgia della Parola di questa domenica ci tende, perché riescano a scuoterci dal torpore e dalla tiepidezza della nostra vita spirituale.

Annunci

Prima lettura
Dal libro del Siracide (Sir 35,15-17.20-22)

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Annunci

Come intenerire il cuore del Padre
L’autore del libro del Siracide lo afferma da subito: nessuno ha un posto di preferenza nel cuore di Dio… o meglio, questo posto di onore è per tutti, nessuno escluso. Egli non segue le logiche degli uomini, per cui un uomo ricco, colto e con un buon posto nella società viene trattato con attenzioni e onorificenze, mentre alla persona umile viene data del “tu” come se fosse meno importante, come se la sua dignità di essere umano, valga di meno rispetto agli altri.

Eppure se c’è una cosa che intenerisce il cuore di Dio è proprio l’amore fraterno: un po’ come i genitori si rallegrano quando vede che i propri figli si vogliono bene. Infatti abbiamo letto:

Annunci

Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.

Le vedove, come gli orfani e i disabili nell’antico Israele erano persone socialmente fragili: non potendo lavorare, perché le prime erano donne (approfondisci al link in basso), i secondo perché troppo giovani e i terzi perché incapaci fisicamente, vivevano di elemosina, miseria ed emarginazione.

Annunci

E se nessuno soccorre il fragile?
Di fronte a chi vive una situazione di fragilità per via di malattia, solitudine, anzianità o stato sociale, il cristiano che intende essere tale ha il dovere morale e civile di farsi carico di chi sta affrontando queste difficoltà, realizzando così la sua intima vocazione che è quella di essere estensione della tenerezza di Dio per la quale fummo creati a sua immagine e somiglianza, ricordando infatti come l’apostolo Giovanni definisce il Signore nella sua prima lettera:

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore (1Gv 4,7-8).

Annunci

Eppure è lampante il fatto che non tutti i cristiani decidano di fare sul serio col proprio battesimo: chi perché alla fine ha abbandonato la fede, chi per pigrizia, chi per ragioni diverse legate a sentimenti decisamente meno nobili che covano nel suo cuore e ai quali ha deciso di prestare attenzione (giusto per un approfondimento, rimandiamo all’articolo qui in basso).

Annunci

Il non soccorrere il fratello nella sua fragilità e nelle sue necessità più basilari, impone a Dio un’ulteriore impegno nella sua tenerezza la quale non lascia in balia di se stesso l’emarginato o l’oppresso, ma adempie al compito per il quale è stato designato quel cristiano che avrebbe dovuto impegnarsi e non l’ha fatto.
Eppure anche l’oppresso deve impegnarsi, perché non si lasci andare a un assistenzialismo sterile. Il suo impegno deve risiedere nella fiducia in Dio e nella sua tenerezza e anche nella preghiera continua e instancabile. Infatti abbiamo letto:

Annunci

La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Sembra proprio, poi, che Gesù abbia preso spunto da questa affermazione dell’autore sacro, per insegnare ai suoi discepoli quelle due parabole sull’invito di pregare sempre senza stancarsi mai: la parabola dell’amico importuno (Lc 11,5-13) e quella della vedova e del giudice iniquo (Lc 18,1-8; per un maggiore approfondimento rimandiamo ai link in basso).

Annunci

Di fronte all’inadempienza di tanti cristiani che non fanno il loro dovere, non svolgono la missione per la quale Dio gli ha messi al mondo, quest’ultimo non abbandona chi è nella prova, ma costringe il cuore di Dio a eccedere nella tenerezza e a provvedere alle necessità di chi è nella prova. Ciò non toglie però, che chi ha davvero bisogno di una grazia da parte del Signore non deve scoraggiarsi se non ottiene subito quello di cui necessita.

Mantenere attivo un blog, comporta delle spese, purtroppo non è gratuito. Sostieni gioiacondivisa.com e la divulgazione della gioia della Parola di Dio. Farlo è semplice: basta una piccola donazione cliccando qui, o sul bottoncino a sinistra. Sii estensione di quella Provvidenza di cui abbiamo bisogno per continuare.

Annunci

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». 

Annunci

Chi sono i destinatari di questo insegnamento?
Se nella prima lettura abbiamo visto che per essere graditi a Dio, fare la sua volontà e avere una maggiore certezza di ottenere la salvezza eterna, altro non dobbiamo fare che il nostro dovere, cioè amare l’altro nelle sue necessità, nel Vangelo appare da subito quello che Dio disprezza in un uomo: la presunzione di sentirsi qualcuno.
Si apre infatti con queste parole, il Vangelo di questa domenica:

Annunci

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri.

L’evangelista lo dice chiaro: Gesù non si sta rivolgendo ai farisei, ma a tutto quel gruppo di discepoli, apostoli, curiosi e avversari che lo seguivano. Si tratta quindi di un ammonimento dal quale neanche noi stessi possiamo essere esenti e che Gesù ripete in diverse circostanze del suo ministero itinerante (vedi approfondimenti ai link in basso).

Annunci

Quel fariseismo che talvolta serpeggia nelle nostre comunità
La parabola parla di due uomini che hanno due modi diversi di approcciarsi a Dio: il primo, a motivo della serietà del suo percorso umano e spirituale, ha finito per inorgoglirsi. Si approccia a Dio come se fosse un suo creditore. Sembra che dica: «Poiché tu sai quello che ho fatto per te, tu sai quello che mi devi dare e quanto mi devi ringraziare per essere quello che sono diventato». Nel tempio occupa la prima fila, quella d’onore, perché tutti devono guardare le sue spalle, tutti devono capire, entrando, di che pasta è fatto. Prega, ma in realtà la sua preghiera non sembra nemmeno rivolta a Dio, ma a se stesso, tanto che si distrae per la presenza di una persona ritenuta indegna, si gira per guardarlo dall’alto in basso e disprezzarlo nel suo soliloquio superbo.

Annunci

Pensate quanto l’atteggiamento del fariseo sia attuale nelle nostre comunità parrocchiali, quando la presenza di chi presta un servizio, finisce per essere frainteso come un segno di potere, un premio per una retta condotta morale e spirituale che li fa ergere a esseri superiori, già per il solo fatto di passare il cestino dell’offertorio o proclamare qualche volta le letture bibliche.

Annunci

Il pubblicano
Il secondo, invece, è un pubblicano, un peccatore pubblico, molto probabilmente, come Levi (Mt 9,9-13; approfondisci al link in basso) e in quanto tale non dovrebbe nemmeno osare entrare nel tempio, perché ritenuto uno scomunicato, persino un nemico della patria. Eppure è lì, osa nella consapevolezza della tenerezza di Dio.
La sua è una preghiera essenziale, fatta di poche parole e non chiede che perdono e misericordia. Egli si è reso conto del suo peccato e per questo vorrebbe porvi rimedio, è in cerca di una seconda opportunità con Dio.

Annunci

Ben a ragione YHWH rivela al profeta Ezechiele:

Figlio dell’uomo, di’ ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e il malvagio non cade per la sua malvagità se si converte dalla sua malvagità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca. Se io dico al giusto: “Vivrai”, ed egli, confidando sulla sua giustizia commette il male, nessuna delle sue azioni buone sarà più ricordata e morirà nel male che egli ha commesso. Se dico al malvagio: “Morirai”, ed egli si converte dal suo peccato e compie ciò che è retto e giusto, rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male, egli vivrà e non morirà; nessuno dei peccati commessi sarà più ricordato: egli ha praticato ciò che è retto e giusto e certamente vivrà (Ez 33,12-16).

Annunci

Conclusione
Non sarà una Messa domenicale a salvarci l’anima, e neanche il confessarci una volta a mese né lo sgranare quotidianamente i rosari. Queste, che sono cose davvero importanti devono essere il suggello e la sublimazione di un cammino interiore che parte dalla nostra capacità di essere cristiani capaci di amore vicendevole, costruttori di ponti non di muri, uomini e donne che fanno della fatica della comunione fraterna, un trampolino di lancio per arrivare alla comunione con Dio.

Annunci

Il fariseo nella sua vita potrà essersi privato di tante cose per Dio: di denaro perché faceva donazioni al tempio, di tempo perché pregava tanto, di cibo perché faceva tanti digiuni. Eppure alla fine la sua anima non verrà salvata perché si sarà dimenticato di fare la cosa più importante, quella priorità che Dio si aspettava da lui: amare il fratello che gli era accanto.

Annunci

Tra poco, dunque, quando pregheremo il Padre nostro ricordiamoci per davvero che lui è Padre di tutti noi e che in quanto tale ci impone di essere fratelli, ci obbliga ad amarci anche quando non è facile, perché solo amando faremo la sua volontà, solo amando avremo salva la nostra vita.

Annunci

Non permettiamo che la nostra preghiera sia solo fiato al vento, ma provenga da un cuore umile, consapevole dei propri limiti e per questo riconciliato con tutti, consapevole che in questa vita nessuno è migliore di nessuno e che siamo tutti esseri fragili su una barca che non affonda solo se ci teniamo per mano.

Annunci

Mantenere attivo un blog, comporta delle spese, purtroppo non è gratuito. Sostieni gioiacondivisa.com e la divulgazione della gioia della Parola di Dio. Farlo è semplice: basta una piccola donazione cliccando qui, o sul bottoncino a sinistra. Sii estensione di quella Provvidenza di cui abbiamo bisogno per continuare.

Fame della Parola di Dio?
Cerca altri articoli catalogati nelle sezioni qui in basso

Ultimi articoli inseriti.

Gesù, l’adultera e i tiratori di pietre all’epoca dei social

Gv 8,1-11

Ultimi articoli inseriti.

Ultimi articoli inseriti.

Ultimi articoli inseriti.

Pubblicato da P. Francesco M.

Conseguito il Baccellierato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Lateranense col grado accademico di Summa cum Laude, ha ricoperto il ruolo di capo redattore della rivista Vita Carmelitana e responsabile dei contenuti del sito Vitacarmelitana.org. Si è occupato della pastorale giovanile di diverse comunità carmelitane, collaborando anche con la diocesi di Oppido-Mamertina Palmi di cui è stato membro dell'équipe per la pastorale giovanile diocesana e penitenziere. Parroco della parrocchia SS. Crocifisso di Taranto e Superiore del Santuario Maria SS.ma del monte Carmelo di Palmi, si è impegnato per la promozione della formazione del laicato promuovendo incontri di formazione biblica e spirituale. Collabora con l'Archivio Generale dell'Ordine Carmelitano e con il Centro studi Rosa Maria Serio, offrendo supporto per il materiale multimediale. Attualmente è Rettore del Santuario diocesano S. Angelo martire, di Licata (AG)

Una opinione su "Per una vita cristiana che cammini spedita nella grazia di Dio"

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: